Silenzio e parole

Madonna del silenzio

Considerato credo sia vero; uno stupido non rivela se stesso fino che non parla, mi chiedo : perche’ dovrei cosi espormi?

E’ pur vero che: uno stupido, non e’ consapevole di esserlo…e parla!

Io mi sono almeno riproposto di farlo solo se interrogato; cosi non e’ per umilta’ ne’ per arroganza, ma per naturale piacere di risonanza ad un’amichevole richiesta: trovarsi ancora…” on the seashore of creative waves; merge into the everlasting color of r-evolution. Se ora potessimo trovarci insieme, a reale contatto con gli elementi, come mai visti prima: “Il bisogno di nominarli, aiuterebbe a condividere meglio il nostro naturale immergerci nell’onda nascente? “

Dal momento che siamo, per qualche ragione, divisi interiormente, dalla Natura e ovviamente fra di noi, siamo costretti a coprire questa distanza con l’uso di parole:  “  Non sono loro che ci hanno cresciuto, sostenuto e navigato fino alle nostre attuali isole ? “

Ora potremmo iniziare; sparando fuori, al meglio o al peggio, le attrezzate, miracolose, vocalizzazioni, imparate a forzata disciplina.

Nel mirabile sfolgorio di preziosi vocaboli, sposiamo ad arte-parte, le sacre sillabe annusate nei “nostri” dei-dizionari; dimenticando il conseguente dolore della disillusione: come puo’ una convenzione verbale, per quanto sublime, descrivere la verita’ ?

Quante possibilita’ di comprenderci, se esistono individuali significati ad una stessa parola,fuori del dizionario?

Trascineremo volentieri, cuori e menti, in tempeste di pensiero, seguendo suadenti vocabolari miraggi, intraducibili liriche; sabbia tagliente in oscene bocche parlanti.

Dolci datteri gustati nelle nostre oasi cult-organiche.

Polposi vocaboli al  soffocante caldo del deserto egoico;

Fermentati in cuore-corpo-mente, generando inebrianti, pornografiche danze dialettali.

Brutali aggressioni culturali: tutto l’arcobaleno della “logica” intellettuale, pur di evitare la condivisione del momento allo stesso livello !

Esser rimasti sulla riva, nella totale attenzione priva di idea-parola, accettando il profumo dell’onda nascente: avrebbe portato alla medesima , a volte incolmabile, incomprensione?

Eviterei inutile spargimento di logorroico sangue verbale. Veder se possibile partecipare al naturale movimento creativo… La “silente” onda muove nel presente,  eterno divenire:

“ Questo momento che,

Desideriamo contemplare

Dall’intimo vocabolario

Del nostro Amore.

The pride of

Knowledge

But…

Il profumo della Verita’,

Dal cuore delle parole:

Il ‘silenzio’ .

Sapremo condividerlo, con occhi, cuori, menti, sincronici ed equanimi ?

Incatenati con oppiacei ceppi, all’altare memoriale; ripetitive, decadenti convenzioni, dannazioni culturali, saturano ogni ricettivo canale. Dove la necessaria liberta’, spazio interiore, a lasciar entrare quel movimento senza causa?

Se per queste o altre ragioni, non sara’ possibile, passeggiare ora, insieme sulle rive del nostro mare; in totale liberta’, fisica e psicologica, non dovremmo chiederci perche’ ? Forse allora aiuterebbe fare un breve ed intenso viaggio, investigando insieme il significato di :  “ Silenzio e Parole.”

Sarebbe troppo chiedere di entrare nel processo investigativo, privi di tutte le teorie ascoltate e memorizzate con cura?  Cosi per dare un po’ di cibo alla mente sociale e rassicurare la classe pensante, invece di scorrazzare liberi uniti nel gioco creativo, spargeremo un po’ di citazioni  e teorie sull’argomento che altri grandi menti hanno generato prima di noi…ci piace tanto citare e masticare vero?

Ottusamente assuefatti, persi nei supermarket  “socio-culturali”, andiamo alla ricerca della nostra dose di pappa-orale, sostenendo fino alla morte, come parte di noi, il prodotto che qualcun’altro a posto con sapienza sugli scaffali.

I santi padri protettori della conoscenza hanno fatto un bel lavoro: il sacro terrore iniettatoci nel sangue ancor nel grembo materno, ha creato la loro autorita’. Ci hanno ben convinto di non esser in grado di ricevere da soli, la conoscenza dalla sorgente dell’energia vitale che sostiene e ispira ogni essere, senza causa.

Resi deboli e insicuri, nel corpo, nella mente, insultato il nostro cuore, ci hanno allevati a credere d’aver bisogno d’un tramite, fra noi e la Vita: “ Di ‘nostra volonta’ abbiamo firmato loro la delega alla conoscenza; a vivere una vita di seconda mano.”

Sarebbe paradossalmente comico, non fosse che le conseguenze sono mortalmente drammatiche !

Fiumi di sangue son scorsi e scorrono nel tentativo,  di proteggere quello che ognuno crede la sua  propria idea; ma di questo ne parleremo a fondo piu’ avanti. Per ora rilassiamoci, prima del vero lavoro individuale che, prima o poi dovremmo pur fare, e intratteniamoci; assorbendo, come siamo abituati, le autorevoli citazioni dallo storico repertorio, rassicurando cosi anche la classe “pensante” che qua’ c’e’ cibo per tutti !

So…:

“ What is silence? From Where words come from? Why we use and  need them so much? Humans always use them? Esistono altri modi di comunicare? “

Le parole sono il metodo piu’ efficiente?

Dunque, cominciando dall’inizio sappiamo tutti che:” Al principio era il Verbo.”  Di questo dobbiamo dare atto alle Scritture, sia occidentali che orientali: e’ un fatto che nel Cosmo non c’e’ pace!

I Veda ci mostrano in modo assai piu’ dettagliato e scientifico di altri libri sacri, come dalla vibrazione, poi graficamente rappresentata dalla sillaba“OM”; tutto l’apparato Cosmico, si sia sviluppato  nelle forme a noi conosciute e non.  Gli scienziati in ritardo di seimila anni, possono farci ascoltare il suono del Cosmo, ogni pianeta col suo ect…Mostrarci come, ad esempio, le molecole d’acqua cambino struttura a seconda della vibrazione sonora alla quale sono sottoposte; di conseguenza influenzando in modo piu’ o meno salutare chi la assume. Questo naturalmente vale per tutta la materia. Sarebbe interessante vedere che tipo di figure vengono a formarsi sulla stimolazione di sonorita’ diverse. Incomincieremo allora ad osservare come il nostro essere possa venire modificato nella struttura molecolare stessa e influenzato nel comportamento in modi piu’ o meno divertenti; ma potremmo farlo in seguito. Per ora ci basti sapere che il suono crea la materia, e se questo non possiamo testimoniarlo con occhi e strumenti, di fatto possiamo osservare le modificazioni che genera sulla materia, come la muova e organizzi.

Alcune possibili conseguenti domande potrebbero essere: “Esiste un elemento ancor piu’ sottile che sostiene questo Suono?  Da dove ha origine tale vibrazione?

E’  Sua la responsabilita’ del nostro vociare, o basterebbe ascoltarlo risuonare in esso?

Continuando la sequela delle citazioni, a me verrebbe da dire:

“ La Verita’, non e’ forse quel movimento creativo dove il ‘Silenzio’ e’ l’assenza di tutte le nostre orazioni-opinioni su di esso: restando cio’ che e’ ?

 

“ L’essenza delle parole

Risiede nel silenzio fiorente. “

( Kesava )

 

Forse da questa base sara’ possibile:

“  Costruire una nuova cultura, rapida ed estetica : il pensiero sara’ un colore, il colore un suono, il nostro suono un battito…)

( Ivano Fossati)

 

Perche’ potrebbe essere che:

“ Ascoltate il linguaggio del futuro: la parola scomparira’, ed e’ cosi che gli uomini si parleranno.”

( Anais Nin )

 

Non e’ forse vero che:

“ E’ impossibile alla parola ridire quello che il cuore puo’ appena intuire.” (S. Teresa di Lisieux)

 

“Forse solo il silenzio esiste davvero.”

(José Saramago)

 

“ La parola e’ l’ala del silenzio.”

( P. Neruda)

Per questo:

“ Coloro che amano dovrebbero stare spesso silenziosi.”

(Charles Morgan)

 

Ma e’ un fatto che :

“ La parola e potere, usata per persuadere, convertire, costringere…”

( Ralph W. )

 

Infatti qualcuno pensa che:

“ Il silenzio è il vero crimine contro l’umanita’.

(Nadzhda Mandelstam)

 

E ancora:

“ Un assoluto silenzio conduce alla tristezza. Egli offre una immagine della morte.

(Domenico Cirillo)

 

Ma naturalmente altri, come Freud osservano che :

 

“  Il pensiero telepatico, sia stato il mezzo arcaico di comunicazione tra gli individui, e la parola quello più recente.

Della parola si può avvalere solo il senso dell’udito, mentre della comunicazione psichica diretta si possono valere istanze psico-biologiche molto più sensibili e ricettive,

Il versetto biblico di Sofonia ci dice in maniera esplicita: prima il silenzio e dopo il banchetto del pasto totemico. Quindi, possiamo inferire che nell’evento preistorico originale, ripetuto per migliaia di anni, prima vi sia stata la comunicazione telepatica, il mezzo più efficiente di tutti, per mezzo del quale si riuscì a sopraffare il padre, poi

il grande silenzio, e poi l’esplosione orgiastica di gioia in cui il Padre  ( l’animale sacrificato ) fu divorato.

Reik in “Lo Shofar” 5 ci spiega come la musica sia nata dall’imitazione della voce del Padre ucciso. Imitando la voce del Padre ucciso e identificandosi con lui, si lenisce il suo dolore, in quanto lo si assume, e nella stessa condensazione viene mitigato anche il senso di colpa.

…belle parole equivalgono a musica, e per avere lo stesso effetto leniente devono essere autentiche, non mediate da sovrapposizioni, ovvero devono inconsciamente richiamare alla mente le emozioni originali.

Mentre la telepatia è uno strumento di comunicazione diretto e non contaminato dalle

sovrapposizioni dell’Io, la parola si presta a diventare il servitore delle resistenze

 

L’evoluzione era stata dunque la seguente: telepatia – silenzio – musica orgiastica e di lutto – canto – poesia – parole.

Ed ecco come da un pensiero (Es) – telepatia – azione si sia passati gradualmente a un pensiero (Io) – parole – strumento di rimozione.

L’essere umano è l’unico tra gli animali che conosca l’uso della parola…

nel bisogno di rimuovere un contenuto che non vogliamo lasciar emergere alla coscienza. “

Avra’ allora ragione Il vecchio Nietzsche dicendo:

 

“ Le parole ci impediscono il cammino. Ovunque i primitivi stabilivano una parola, credevano di avere fatto una scoperta. Ma come diversamente stavano le cose in verità! Essi avevano toccato un problema e, illudendosi di averlo risolto, avevano creato un ostacolo alla risoluzione ! “

 

Forse alla fine avra’ piu senso:

 

“Non ragioniam di lor, ma guarda e passa.”

(Dante Alighieri)

 

Spero che gli affamati di gloria letterale siano stati saziati, i curiosi incuriositi, e i poveri ingnoranti annebbiati del tutto: ora forse potremmo avvicinarci alla sfida investigativa, usando le sole nostre capacita’ ?

Sara’ un compito penoso e immagino indesiderato, come per guarire da qualsiasi assuefazione, un po’ di dolore e’ necessario: “ Non c’e’ rivoluzione senza…”

In ogni caso, lo sforzo della comparazione intellettuale, il disgustoso conflitto di casta religiosa, porta fatica e sangue da versare.

Forse sgocciolarne un pochino per la nostra vera  e unica visione interiore, salassera’ quel plasma d’altrui vene.

Che dire…voi fate le vostre indagini personali, sarete in grado di liberarvi dalle opinioni educatevi fino dentro alle ossa? Che posso dirvi io in aiuto, sempre che vi interessi purgare l’affollato povero cervello di parole e idee che, davvero vi appartengono?

Non resta che prendersi quell’impegno, l’idipendente risolutezza ad ascoltarsi, avere una totale rivoluzione in se’: ma chi la vuole? Meno faticoso fare domande e aspettarsi risposte e seguire l’inventata autorita’ per paura e pena di scoprire cosa sentiamo noi veramente ?

Ora…dopo tutto il circo culturale brevemente esposto, io lascio da parte con cura e dovuto rispetto tutte le proposte e acetto  quello che sono: “Un’uomo che vuole essere assolutamente, incondizionatamente libero, fuori e soprattutto dentro di se’.“ Il  lavoro sara’ dunque, non dire cosa e’ la Verita’, se e’ meglio parlare o stare zitti ma; togliere il superfluo  imposto, vedere il falso come falso, allora forse la Verita’ sara’ libera di fiorire per quello che e’ al di la’ di tutto il detto e non…

 

Non dovete essere d’accordo con me o in disaccordo, come non lo saro’ io con voi, se potessimo avvicinarci allo stesso livello: Semplicemente

ascoltare quello che sentiamo, senza pregiudizi, o indulgere nell’ovvia stupidita’.  Insieme guardare cio’ che e’ da vicino senza fughe.

Lascieremo che l’osservato si riveli a noi nella sua originalita’, non bloccato dalle nostre teorie preconcette su di esso…

Ad esempio questo e’ cio’ che sento io riguardo:

“  Silenzio e parole.”

Cosa mi spinge a rilasciare “aria” dallo stomaco, su’ dai polmoni e fuori dalla bocca assetata, manifestando quei segni convenzionali, chiamati parole?

Un pensiero che tocca il cuore, l’istintiva sincerita’ emotiva?

Lussuria repressa, ignoranza beata?

La paura il silenzio inghiotta la mia ragione?

Sospetto non ci sia molto da dire, piu’ che ascoltare, scorrere…

Sara’ lo stomaco vuoto volere dar forma a un’idea; qualcosa da masticare, a riempire quel fastidioso vuoto.

Non conosco il significato delle parole che uso; vocaboli presi in prestito, come vestiti e idee…Ripeto quello che ho sentito: L’armatura grafica protegge il mio prezioso “io” sociale. Le parole, sono cio’ che sento?

Strani logori oggetti trovati sulla riva di questo mare stagnante: La cultura dominante !

Come userei questa energia interiore che smuove sangue e muscoli e strazia lo stomaco nell’ineluttabile necessita di comunicare, se non conoscessi l’uso delle parole ?

Salgo alla cima; il mio luogo Sacro. L’isola che vivo e’ cosi alta, che da qui vedo il tondo del pianeta. Un mare di nubi a volte mi separa dal mondo di sotto. Spesso le nebbie sul mare svaniscono le altre isole: sara’ l’incontro etereo…il calore dei nostri cuori, il freddo delle nostre menti, a generare questi vapori?

Volevo vedere se per gioco caotico o altri casi naturali, il mare avesse avvicinato le isole.

Vedo la distanza le rende sempre piu’ irreali; forse sono solo e mi chiedo se  non le avessi inventate io per spirito di riproduzione, biologico bisogno di non sentirmi solo, spirituale desiderio di creare.

Camminando trovo sulla sulla riva oggetti vari: Una volta chiesi ad una conchiglia:  “ da dove  viene il tuo prezioso contenuto?

Dal silenzio: Per anni ed anni le mie labbra sono rimaste chiuse…“  ( W. M)

Questa mattina un antico orologio, cosi arcaico che avrei detto primordiale!

Mi e’ giunto come fosse l’idea del tempo: “Un fermo orologio consunto dall’onda.” L’orologio… un’altra convenzione degli abtanti delle isole:

“ Stesse parole.

Stesso calcolatore temporale.

Stesso mare.

Stessa penosa incomprensione…

Dolorosi conflitti ! “

Le universalmente accettate lettere, gettate sul mare fra le isole: incerti ponti, evanescenti come le nebbie saline che avvolgono le terre isolate.

Spesso ci si perde nel tentativo di  camminarci sopra, gallegianti pietre mosse dalle costanti caotiche correnti: “ Onde mentali che ci portano dove non era intenzione arrivare.”

 

“ Il  ‘ silenzio’ delle parole:

Dal respiro blues.”

 

Si ma…: “ Da dove nascono queste improvvise incontrollate pietre galleggianti ? “

La paura del vuoto…il respiro primitivo…battito del sangue, materia mentale in trasformazione…..cibo mal digerito !?!?!

 

Adesso lasciamo che la mente si calmi, senza sforzo le onde egoiche si plachino, idee e pregiudizi ascoltati svaniscano, in totale liberta’ potremmo sentire il profumo dell’onda nascente: la Verita’ fiorire.

 

Break the window of

Your desire;

Merge into the everlasting

Colour of

R-evolution! “

Lilla

 Qualche giorno prima della grande dissoluizione cosmica annunciata dalla TV di stato Keshava se ne stava seduto ai piedi del faro tra le nere e taglienti roccie vulcaniche dai rilucenti cristalli bianco-rosa.Intiepidito dai primi raggi di sole,bevendo il suo te’ verde, senza fretta ne’ riposo respirava la fragranza d’ogni onda sincronizzandola al suo stesso respiro come fosse una poetica preghiera.
Non lo stavano certo preoccupando le inutili informazioni sparate dalla ben calcolata propaganda del regime. Da quando si era trasferito in questa isola, che aveva aquistato per se’, aveva per prima cosa tagliato ogni possibilita’ di influenza dalle informazioni socialmente rispettate.
Riceveva indicazioni, suggerimenti e direzione direttamente dalla Natura…o preferiva restare nell’ignoranza che, se non altro, era sua e reale.
In ogni caso aveva ormai compreso a fondo che nesuno possedeva la necessaria profondita’ e visione d’insieme per una comprensione totale . Solo parziali e frammentarie superficiali speculazioni, chiacchere da mercato con la nascosta intenzione di guidare a determinate conclusioni funzionali al dominio di massa.
Cio’ che lo angosciava e rattristava disperandolo un poco, non era dunque il destino di questo o quel cosmo, ne’ degli esseri che lo abitavano sfruttandolo…cicli naturali o destini abilmente ricercati…
Era venuto a vivere su questo pianeta stanco della collaborazione col governo della Terra che sfruttava il risulato delle sue ricerche a fini militari e peggio…da allora aveva perso il contatto con Neelam Sameera. Nel cuore sapeva che ancora viaggiava, e stava bene, ma in qualche modo aveva perso la sincronicita’ spirituale con lei. Poteva essere la diversa densita’ atmosferica del pianeta e la sua considerevooe distanza dalla Terra, anche se Keshava ben sapeva che nessuna condizione materiale esterna poteva ostacolare l’affinita’ spirituale e quella era l’unica energia che li univa nessun sogno romantico o altro… L’unica causa di blocco e rilevante rallentamento poteva essere la cristallizzazione della sua mente o quella di Neelam in qualche luogo del passato  o ambiziosamente proiettata in qualche ipotetico futuro, persi cosi in sogni e vaghe speranze.
Da tempo andava investigando su quale di queste ragioni poteva esser la vera causa della sconnessione con Neelam. Certamente lui non aveva piu’ nessuna ambizione di arrivare da qualche parte con le sue ricerche, ne’ di esser riconosciuto dalla societa’, sebbene in passato avesse avuto grandi onori e immensi guadagni economici da esse. Si era ritirato in questa isola per dedicarsi esclusivamente alla creazione di strumenti musicali ispirati nella meditazione creativa. I suoi esperimenti miravano a trovare una comunicazione con gli esseri vegetali e animali e possibilmente quelli piu’ sottili non visibili agli occhi umani. Essi erano gli unici con i quali intendeva mantenere una qualche relazione dopo anni di delusioni socialmente accettate.
Il futuro dunque non lo preoccupava ne’ interessava; ma non poteva certo dire di non esser legato al passato. Andava cercando la ripetizione di momenti vissuti nel pensiero creativo, musica e colori nati da una spontanea armonica unione d’intenti fra lui Neelam e gli altri del gruppo. Di certo gli mancavano le intime realizzazioni di vita assaporate durante le lunghe coversazioni con Neelam spesso fuori del tempo…
Ma queste, vedeva non si potevano ripetere che nella sua mente morbosamente attacata a quei momenti, quegli anni… e perche’ ora non poteva viverli con nuova energia nel presente?
Onda dopo onda il sole si alzava inondando il magro corpo mezzo svestito di Keshava. La sostanza di quell’oceano era diversa da quella del mare terrestre. Di colore rossastro aveva il sapore di quel forte liquore ai frutti di bosco distillati che andava in giro a bere nelle osterie di montagna con Neelam. La fragranza sprigionata dall’infrangersi delle onde inebriava un poco, nonstante la differenza osservare le onde sbatter contro gli scogli neri, gli rammentava il suo mare. Una fragorosa malinconia lo copri’ infragendosi sulla costa frantumandosi in vaporose ripetitive bollicine di ricordi. Osservo’ d’un fiato lo srotolarsi del film delle sua vita apparire come ologramma sugli evanescenti spruzzi irrorati dalla luce solare.
Vide che dell’Amore non ne aveva che cavalcato l’onda superficialmente, vivendone solo l’ebrezza esterna… respirandone l’inebriante profumo senza berne il vero succo essenziale.
A voce alta disse: ” Come e’ possibile sapere in teoria di esser immersi nella sostanza dell’Amore, l’energia vitale che ci sostiene, senza aver mai veramente amato? Proprio come esser immersi nel profondo dell’oceano e cercare l’acqua perche’ incosienti del suo tocco… far surf sulla cresta senza mai toccare l’acqua…. Cosa tu senti veramente; rispose Lilla che lui credeva assopita e che invece stava seduta meditando dietro di lui perfettamente cosciente di cosa lui stesse passando.
  ” Dolore e paura. Rispose Keshava.
  Vorresti sentire Amore ma e’ dolore che senti, questo si che lo senti ed e’ reale per te ora. Guardalo fino in fondo senza fughe, nessuna medicina , musica , droga o filosofia o immaginazione lo potra’ dissolvere. Osservalo con attenzione senza giustificarlo o condannarlo, come fosse un meraviglioso gioiello. Scruta ogni sua sfumatura di luce e intricata struttura. Dietro di esso c’e’ l’Amore che cerchi di gustare. Il dolore e’ l’Amore che non senti! Lilla parlo’ come se fosse la cosa piu ovvia e naturale possibile, il respiro di Keshava si fermo’ per un’istante e senti’ che era vero. Non lo comprese con il suo condizionato intelletto filosofico scientifico, ma lo senti intuendolo con il cuore, comprendendo che Lilla aveva toccato il punto essenziale. Il suo cuore si mise a battere piu’ veloce il respiro lo segui ma senza frenetica squilibrante agitazione. Una straziante onda lo porto’ a rivedere una serie di situazioni passate essenzialmente legate a cio’ che Lilla gli voleva ora indicare….:
             ” Perche’ e’ difficile guardare quando bisogna vedere
                   Non sono gia’ tutte descritte le Grandi Destinazioni
               Con altri pesi nel cuore, ritorneremo sul fondo a vedere….
            Grandi viaggiatori,…questi Grandi viaggiatori…
                  …dovrestre venire a sentirli suonare il loro pezzo migliore….
 
Questa canzone ai tempi del Latin Free Jazz…tra in desertici villaggi nord africani, fino alle isole dell’Atlantico….
Si ricordo’ di una drammatica conversazione tra lui Neelam e Tarun Krishna, nel suo studio botanico. Tarun K. in preda ad una delle sue pericolose crisi di panico… tra bestemmie e furiosa difesa del suo dio personale…mentre disse che cio’ che sentiva da anni ormai era solo un’immenso intollerabile devastante dolore. Anche allora Neelam gli disse: Vedi…di reale hai questo dolore…l’unico dio che puoi sperimentare ora. Il resto sono solo immaginazioni coltivate dalle tue letture e desiderio di esser gia’ con Dio e migliore di come sei, ma se prima non affronti questo dolore, fuggirai in questa e quella immaginazione per quanto possano esser nobili pur sempre immaginazioni…”
Anche allora Keshava non capi cosa Neelam volesse dire, ma il suo cuore rimase toccato dalla forza di quelle inaspettate parole.
Si ricordo’ della prima volta che incontro’ Neelam durante uno scontro con la polizia. Come si riconobbero tra la folla, ben presto separandosene creando un loro intimo gruppo ben oltre cosciente di piccole o grandi rivoluzioni di masse condizionate all’eterna ripetizione dei medesimi schemi.
 La loro attrazione non aveva nulla di erotico-sentimentale, era pura e semplice affinita’ spirituale nel pensiero creativo.
Si ricordo’ di questo e altro senza mai divagare dal punto essenziale. Tutti i suoi sforzi di trovare la Verita’ e l’Amore attraverso la ricerca scientifica con le piante, la speculazione filosofica, la meditazione attraverso la musica e altre austere pratiche, l’assunzione scientificamente calcolata di droghe vegetali e talvolta chimiche, lo scontro con l’irreale oppressiva societa’ nella speranza di una rivoluzione sociale… Fino che riusciva a disciplinarsi e mantenersi attivo in queste pratiche poteva sentire la sensazione, l’ebrezza, dell’Amore, per poi restare inesorabilmente solo con il suo inellutabile insopprimibile dolore e conseguente paura… il resto svaniva come questi spruzzi d’onda rinfrescanti ma momentanei.
Nelle sue elaborate speculazioni filosofiche aveva pur compreso, almeno intelletualmente , che la Verita’ e’ cio’ che resta dopo tutto il ridondante chiacchericcio su di essa.
E’ questo ora che Lilla gli stava facendo vedere?
Non gli stava dicendo di abbandonarsi disperatamente al dolore, ne’ che la Vita fosse essenzialmente solo dolore alla fine. Voleva che Keshava andasse a fondo di essa senza paura ne’ falso coraggio, senza fuggire , coprendola con ideali, musica e altri stratagemmi dell’ego.
   Il dolore e’  la separazione dalla Verita’. Dissolvere l’ego puo’ esser doloroso ma alla fine restera’ L’Amore.
 Si rivolse verso Lilla che lo guardava sorridendo di un sorriso estremamente serio. La guardo’ come per la prima volta. Teneramente e immensamente felice di averla avuta come unica intima compagna di vita nel suo discanto di vecchiaia. In questi anni di volontario esilio sull’isola in uno dei piu’ estremi e pacifici pianeti del siatema, era lei che lo aveva sostenuto nelle sue violente e ripetitive crisi di nervi…depressioni e simili…Lei gli aveva dato tutto se stessa e lui difficilmente e con fatica, nel suo orgoglio intellettuale le aveva mostrato gratitudine……
 
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Kesava e l’albero

Albero-cavo

2 Episodio : Catarsi di Kesava

 

 

“ Parole , ciliegie,

grandiosa offerta di fiori:

Scendono dai nudi rami…

quest’albero nel giardino di Maggio.

Il poeta mi ricorda :

Una stagione all’inferno,

una in paradiso ;

stessa estasi,

stesso rimpianto…

Si potesse essere cosi,

Nella poetica di ciò che e’.

Lasciando preziose metafore

allegoriche  conclusioni

a chi,

nel tempo mentale,

pensa la vita

meglio significata,

in calcolati versi.

Tutta quella  letteratura…

Magnificamente esposta;

come puo’ paragonarsi

a quest’ombra che senza sforzo cade,

anonima.

Nazywam sie Keshava

Chlopiec o niesamowitym talencie,

Ktorego wlosy sa delikatne i niebieskie,

Pogromca demona Keshi.

Some say: you are the best…

Some…you are wrong beast :

The religion of the names and sayings !

Stiamo morendo e …

succhiati sangue a vicenda :

Rituale di fede

Fede nel rituale.

Il simbolo che richiama

Chiamare il simbolo.

Dolce succo,

promessa eternita’ :

 

resurrezione orgiastica.

Adesso posso avere cio’ che voglio

una vita irreale

un destino da mortale.

Nell’illuminata ignoranza, sai…

e’ stato solo questo:

Sopravvivere alla “sacra” assuefazione.

Strapparsi di vene, tributo  di sangue ;

fraterni corpi sacrificati

alla  gloria inventiva.

Protagonista assoluto

Resto:

“ In my endeless Kingdom

Of death. “

Tutto quel dolore,

sangue versato:

dovuto contributo,

ovvia conclusione se,

in accettabile forma artistica

Strappa applausi.

Diventando interessante eroe,

Trovo il coraggio e dico:

Questo l’ho fatto io !

Nonostante nella grottesca banalita’,

Evidente stupidita’,

sia costata la vera Vita !

 

Arte  in stile;

strofe,

ciliegie:

“Somme” forme espressive,

decadenti frutti…

Arido scheletro

di vita mancata.

Come nasce, cresce, posa

Il respiro ?

 

“ My name is Kesava:

the slayer of  demon Kesi

with blue nuances hairs …

 

 

( 3 Episodio : Kesava e l’albero )

 

 

“  Provocata dall’aritmia espressiva di Manas, la presente catarsi aveva conquistato cuore-corpo-mente di Kesava. Di fronte l’ingombrante, spietato monumento alla forza delle parole, Kesava si era ardentemente lasciato portar via da questa purificante conversazione fra se’ e la Natura circostante.

Davanti quel libero specchio di foresta, le circensi verbalizzazioni di Manas, si riflettevano in tutta la loro volgare violenza. Cosi come quel cimitero militare oscurava la vista, addolorando ogni sottile fibra dell’essere…L’assurdo sacrificio: Tutto quel sangue versato seguendo simboli al vento, diventati piu’ grandi e importanti della vita stessa…la vittoria delle parole !

Era per questo che il luogo lo aveva attratto a se’: a render concretamente visibile la corruzione del linguaggio umano?

Il plumbeo pilastro, omaggio all’egoica incomprensione, altro non era che la materializzazione della mentale frustrazione di Manas?

Di certo tale panorama aveva spurgato dal cuore di Kesava liberatorie selvagge liriche.

Ora si lasciava trasportare dall’insistente gelido vento scendendo dall’artificiale collina, eretta alla gloria verbale.

Sperava che passo passo, respiro dopo respiro, la morsa delle controversie letterali fra lui e Manas si risolvessero.

Guardando un po’ più da vicino quel dolore, vedeva che non nasceva dagli assurdi insulti-accuse e altre follie dette da Manas . Il suo rapporto con Vanita era , oltre che libertario, oltre questo mare di superstiziose, superficiali, relazioni

psichedelico-sensuali.  Nulla di questo mondo avrebbe potuto dividerli, forse separarli; ma non dividerli !

La pena di Kesava era dover nuovamente constatare quanto gli uomini fossero realmente lontani fra loro. Il millenario avanzamento tecnologico, l’immane espansione culturale, eppure cosi miserevolmente divisi, in difesa dei “loro” simboli grafici, forme culturali che, invece di aiutare, accompagnare la celebrazione della vita, ne erano il vero ostacolo.

Tagliato dalla collina,  il vento si faceva sentire meno scendendo; alla mente di Kesava riaffioravano i discorsi che Vanita aveva udito da un sadhu  sulla vera natura della comunicazione.

“ Di tutti i mistici è l’impotenza nei confronti  della comunicazione:

è possibile la comunione, non la comunicazione.

La comunione è l’incontro di due cuori, è una faccenda d’amore

La comunicazione coinvolge la mente, la comunione il cuore.

La comunicazione è trasmissione di conoscenza, vengono date solo

Parole, e la natura delle parole è tale che non possono trasmettere

nulla di vivo, anche nell’ ambito dell’esperienza ordinaria, che dire

Della Verità ultima, dei momenti in cui si sente e si è veramente ?

E se non senti la futilità delle parole,vuol dire che non hai vissuto, o solo superficialmente. Se tutto ciò che hai vissuto può esser espresso a parole, non hai vissuto nulla. Quando ti succede qualcosa al di là delle parole, solo allora cominci a vivere; è la vita che bussa alla tua porta. E quando la Realtà ultima bussa alla tua porta non hai più bisogno di parole, diventi muto e neppure una parola si forma dentro di te. Allora qualsiasi cosa tu possa dire, è così inutile, morta, che ti sembra di far torto all’esperienza che ti è accaduta parlandone.”        ( Osho )

 

“ Al fondo del sentiero il vento non si faceva più notare; di fronte a Kesava s’apriva il vasto prato. Al ricordo delle parole di Vanita si sentiva in colpa: aveva dunque offeso l’intima esperienza di Verità, “sprecandola”  nel tentativo di comunicarla a parole?

Attraversò il prato, raggiunse la riva del ruscello che faceva da confine tra lui e la     foresta, cercando di vedere nel suo cuore dove aveva sbagliato.

Così allo scoperto, sulla riva del ruscello, il vento si faceva nuovamente sentire: lieve, gentile, dal sapore di neve. Guardando indirettamente il corso dell’acqua, la foresta, Kesava decisamente inalò quell’aria ghiacciata …

 

“  Mahamudra è al di là di ogni simbolo e parola;

Ma per te Naropa, fervente e leale :

Questo và detto. “

Salirono alla mente queste parole di un antico poema, che ogni tanto Vanita amava ricordargli cantandolo.

S’inginocchiò sulla croccante erba cristallizzata fissando l’acqua che trasportava resti di neve. Ascoltando il suo respiro, quello del vento in costante aumento, ricordò la prima volta che Vanita gli cantò l’intero poema riguardo Mahamudra.

Lasciandola all’ombra di una rosa del deserto, era andato in cerca di un luogo dove piantare la tenda. Al suo ritorno la trovò sciolta in lacrime: l’intensa energia desertica l’aveva a tal punto commossa, elevandola ad uno spontaneo canto di gioia.

Nel flusso incessante di lacrime era fiorito il canto di Tilopa: Mahamudra.

Quella specifica strofa a lui tornata alla memoria, aveva a che fare con la risposta che cercava a pacificare i cuore ?

Il vento cominciava ad esser meno gentile e lo spinse ad alzarsi. S’incamminò per raggiungere il ponticello che lo avrebbe portato all’entrata della macchia.

Raffiche d’alternata forza s’abbattevano sul suo corpo con insistente intensità.

Ad intermittenza l’accelerarsi del cuore, spurgava parole come gelidi aghi, nel sangue di Kesava. Il respiro, così influenzato, irregolare, portava alla mente stralci dei  versi e  dei commenti di Vanita :

 

“ Se è veramente al di là di ogni simbolo e parola,

Mahamudra:

Come  può esser  comunicato ?”

Mentre cercava di focalizzare le frasi spezzate, il vento lo sbatteva da ogni direzione. Alzò la testa , china a proteggersi dall’impassibile vento, vide la foresta ormai a pochi passi; un’altra frase gli venne alla mente:

 

“ Osserva la Natura:

Il Vento posa il seme ,

Nell’adeguato ventre terreno …

Libero spazio ricevente.

 

Disperate bandiere, simboli della sociale memoria storica, sventolavano nella mente di  Kesava… Una ventata più forte lo fece inciampare:

“ Un soffio…il suo sangue scorreva al canto di Mahamudra.

La voce di Vanita nel cuore, gli ricordava:

“ E’ possibile esprimere  l’inesprimibile, quando all’ascolto è presente un essere umano libero, totalmente  ricettivo, privo di pregiudicanti ricettacoli culturali.

Inebriato  dalla conoscenza mentale, chiuso in riflessioni egocentriche , perso nella memoria-movimento del pensiero, in lotta fra bene e male, bloccato da idee conclusive sulla verita’…come può ascoltare ?

Quando il Vento, Respiro Cosmico, che trasporta i semi dell’interiore Verità, trova un umano: aperto, sensibile, circolare come la cavità di un bambù; abbastanza femminile da saper ricevere, fecondare con incondizionato Amore il seme a lui donato… Può allora tradurre e trasmettere l’ignoto, portarlo in questa natura.

La Sua manifestazione  è spontanea celebrazione di Vita: l’arte che ne scaturisce, una scusa, divino intrattenimento. Il vero messaggio lo cogli negli spazi tra le parole, le pause tra le note, le sfumature dei colori. La Verità comunicata è nel profumo dell’artificio proposto: l’alito invisibile dell’espressione esteriore entra direttamente nel cuore se sei privo di  distorcenti lenti mentali.

Così è possibile rispondere alla Verità ignota ricevuta. Ascoltarla vibrare liberamente nel nostro intero essere, risonante ad essa: “ Solo il cuore libero dall’influsso mentale, può respirare le più sottili oscillazioni che evaporano dalle apparenti forme create .

L’uomo  dovrebbe essere abbastanza poeta da percepire le sfumature che emergono negli intervalli tra le strofe, nel suo cuore passivamente, totalmente attento:

In questo  la comunione  di Mahamudra, è possibile.

 

Kesava si era ormai inoltrato nei solenni viali, del parco-foresta, trovando rifugio al vento più forte, e calma mentale alle ritrovate parole di Vanita.

L’illusione era dunque stata considerare lo stato mentale di Manas sensibile e comprensivo alle sue prose; mentre la sua coscienza era il risultato dell’ossidazione stratificata di conoscenza teorica presa in prestito. Un uomo convinto d’aver catturato la Verità Suprema in ristrette, dogmatiche formule “filosofico – religiose”.

La coscienza cantata da Tilopa in Mahamudra e descritta da Vanita era di tutt’altra natura. In questo senso la reazione di Manas era stata “normale”…

Kesava aveva ragione ad esser addolorato nel toccare ancora con heart-body-mind, la pietosa condizione di solitudine umana. Doveva in ogni caso ricordarsi  di esser sensibile a sua volta nel sentire con chi poteva entrare in quello stato di comunione di cui cantava Vanita, e con chi lasciare comunicare il profondo specchio del  “silenzio” .

Si sentiva rinfrancato . Il respiro era tornato profondo lasciandolo distaccato dalle emozioni coinvolgenti; tuttavia era esausto e desideroso d’una conclusione totalmente pacifica con Manas, con l’umanità…con l’universo !

Tutta questa storia esteriormente era solo stata una stupida incomprensione, nata da un inopportuno  innamoramento, e la conseguente frustrazione, gelosia e chiusura mentale di Manas. Kesava la percepiva come come potente specchio di umana coscienza. Un toccante esempio sensibile alla sfera della malattia mentale collettiva.

Kesava voleva esser più abile a rispondere che reattivo alle sfide che la vita gli proponeva. Avrebbe saputo come tagliare l’ego di quel vecchio prete ( sebbene Manas avesse solo 30 anni ) …oh se  sapeva come !!!

Per fortuna, l’influenza di Vanita lo placava, equilibrando la sua natura passionevole.

Vagando per i viali era giunto ad un intimo angolo di foresta dove, riparando dal vento, alti cespugli e alberi di natura e diversa grandezza, creavano un invitante luogo di riposo al quale si  arrese volentieri.

Kesava non conosceva il nome botanico di questi esseri che lo attraevano tanto, né gli interessava conoscerlo. Semplicemente amava restare in stretta compagnia d’un ambiente naturale con il quale da tempo cercava di comunicare, e ricevere…

Se per entrare in questa condivisione, fosse stato di aiuto conoscere i nomi

scientifici che altri uomini avevano dato loro…si sarebbe certamente informato.  Al contrario; sentiva che questa conoscenza sarebbe stata d’ostacolo nel tentativo di entrare in contatto diretto con questi esseri, che se mai possedessero un nome glielo avrebbero rivelato loro stessi.

Nomi e conoscenza empirica della composizione organica, di piante ed animali, possono aiutare ad amarli per quello che essi sono nella loro essenza ?

Poteva sedersi tra loro, la mente sgombra di “scientifica conoscenza”, libero di ascoltare dalle loro “voci“… Libero di ascoltare … amare ciò che è … per quello che è.

Qui il  vento si percepiva nel fruscio delle foglie in cima agli alberi; Kesava si trovava innanzi a due giganteschi alberi che s’intrecciavano l’un l’altro in un abbraccio a spirale, come due teneri e passionali amanti. Alle loro base i tronchi formavano una cavità abbastanza grande da potersi sedere dentro nella  loro intima protezione: cosa che Kesava istintivamente fece desideroso com’era di rifugio e riposo, dal freddo e dalle fatiche  emozionali.

Caldo e asciutto l’interno dell’albero era l’ideale involucro per poter ascoltare la propria energia interiore. Guardando il respiro Kesava ritrovò l’intensità del momento presente , restando “solo” testimone di tutti gli eventi . Respiro dopo respiro, tornando

al suo centro, la spirale d’energia vitale , in costante movimento, ripuliva  il suo cuore -corpo – mente da tutte le tossine sprigionate dal coinvolgimento emotivo.

Poteva vedere il suo egocentrico desiderio d’esser compreso, di dare sagge parole volendo cambiare il gioco d’ego altrui: scordando che nulla era in suo potere, se non la deliberata volontà di osservare il movimento dei propri pensieri, nella profondità del proprio personale autoinganno. L’armonica energia degli alberi lo aiutava a ritrovare il suo equilibrio; spontaneamente alzò le braccia in alto sentendosi come loro: radicato in circolo alla terra e al cielo. Dopo pochi respiri in quella posizione il rumore della mente cessò. Immesso nel flusso circolare d’energia vitale, da principio gli tornarono le prime strofe della canzone spedita a Manas quella triste sera :

 

“ Orientami

Sensibillizzami ,

Criticami ,

Polarizzami,

Rendimi civile,

Complicami,

Esaltami …

 

Un’ indecifrabile voce da toni androgini, forse Vanita … forse un suo caro amico artista, o forse il Sognatore dell’isola, Isabel l’egiziana … chi altri poteva esser ?

La musica lentamente svanì … La voce continuò con intensità narrativa :

 

“Stabilizzando il respiro

polarizzati al fine di comunicare.

Suggella l’impiego dello spirito,

con il tono lunare della sfida.

Sei guidato dal potere atemporale.”

 

Freely recieve  the Blue Life energy .

Witness  of all your actions,

The  Cosmic Breathe  that support you.,

 

Osserva il movimento del “tuo” respiro:

Sei davvero tu a produrlo ?

Eppure tu sei parte, e stai sempre più diventando questo :

 

 

 

Vento galattico.

White Wind:

Spirito catalizzatore di correnti,

muove attraverso tutte le cose.

Divino soffio vitalizzante la creazione intera,

essenza invisibile di energia solare.

White Wind:

Respiro di ispirazione,

Fecondante forza del vento,

essenziale movimento dello spirito

penetra in forma di animare, purificare e ispirare.

 

Ricevi il dono di White Wind:

semplicemente

prendendo un respiro consapevole.

Tra la complessità delle relazioni:

Semina, respira  consapevolmente.

Permetti la tua vita sia più come il vento:

libero e aperto allo Spirito.

 

White Wind:

Spontanea semplicità.,

Verità del momento presente;

ti  lascia libero di passare al momento successivo

senza il bagaglio di desiderio, rimpianto o aspettativa.

White Wind :

la semplice conoscenza  delle forze invisibili,

guide ispiratrici,

sempre in movimento nella tua vita,

 

White Wind  e‘…

il momento presente,

senso di essere, creatore di intimità.

Dona la semplicità

che e’ la tua saggezza,

la tua vera identità che emerge,

nella consapevolezza del qui e ora.

La presenza è ‘esserci’ per tutto ciò che è.

Porta la tua consapevolezza nel momento presente,

tutto il resto cade lontano.

Quando sei  pienamente presente,

la mente non prepara risposte

a ciò che è udito mentre ascolti.

Liberati dalla natura reattiva e di valutazione.

Fiducia nel  tuo cuore:

 

 

 

 

 

 

“The moonlight will show you the way

of your heart.

Trust me:

Your pain is your treasure,

makes you feel the golden emotions

of this world.

We don’t want it;

but it’s there,

showing us the way to our center.

If you follow it,

if you let it be

it will change into love

and compassion.”

 

“ Semplicemente guarda il tuo respiro.

La chiave della comprensione al di là della mente silenzionsa riposa in quell’intima

regione … osserva … “

 

 

Come spesso accadeva da quelle parti, il tempo cambiò rapidamente. Una vaporosa nebbia attraversava la foresta, dense nuvole bianco-ocra lasciavano scendere grossi fiocchi di neve.

Kesava percepì quella voce narrante come l’insieme armonizzato di voci amiche, non un coro; ma un’ unica voce dai diversi toni ben equalizzata. Poteva così riconoscervi il tono fanciullesco di Blue Monkey, lo sciamano Maya, a ricordargli la sua connessione con White Wind; mentre il tono dolce e sommesso di Sewak Sharan, gli indicava la chiave nel respiro.  Il tono basso di Papuga il pittore libertario lo spingeva alla sfida creativa, naturalmente quello femminile di Vanita per l’accettazione del dolore … e …

Tutti suoi cari amici e spiriti guida, giunti attraverso quell’intenso momento di connessione elementare, coincidente con la spontanea arresa di Kesava.

Almeno questo era quello che sembrava al “ povero” Kesava fin troppo emozionalmente scosso, in quell’eterna mattina.

Lentamente  si alzò, uscendo dall’involucro rassicurante e caldo del tronco. Con profonda gratitudine abbracciò i due alberi intrecciati, ringraziandoli ad alta voce, scambiando con loro alcune parole amichevoli.

Faceva meno freddo, il vento svanito, dal cielo a portata di mano, continuavano a cadere in abbondanza asciutti e grandi fiocchi di neve …

Non si ricordava da quanto fosse uscito; improvvisamente gli apparvero pensieri d’altra natura: forse Vanita era tornata a casa e si stava chiedendo dove lui fosse, doveva ancora far la spesa, prendere un tram, riprendere i suoi studi …

Come se un attimo prima nulla di tremendamente importante fosse accaduto.

Certamente ora si sentiva meglio. Ritrovato direzione e rassicurazzione, i suoi amici naturali sempre con lui ….

Un alito, forse un’ombra, scese sul cuore:

Doveva pur sempre tornare al suo passo umano, infilandosi nuovamente in quelle scarpe, dentro le quali, cammino dopo cammino, aveva imparato a non meravigliarsi di nulla:  “ Nemmeno dei “miracoli” !

Credendo a tutto e … a poco, restava il confronto con le “solenni” sfide umane: mangiare, dormire; per questo lavorare, difendersi,  preoccuparsi; accoppiarsi;   cercando di esser amato in quel mendicare un po’ di carezze che chiamavano amore …

Tutta quella faccenda … e … il finale con l’albero parlante, le voci dal Cosmo, l’epifania rivelatrice, la delirante, poetica catarsi emotiva … Tutto molto commovente ed istruttivo; ma per Kesava la cosa più importante nel suo primitivo istinto di sopravvivenza animale era : “ esserne uscito vivo ! “

Dopotutto poteva esser stata l’esagerata preoccupazione, istigata da una mente in stato d’agitazione febbrile mossa da nervi ipersensibili, ad avere proiettato nel cervello tutte quelle visioni parlanti. Associazioni  mentali di un essere  colmo di conoscenza teorica, particolarmente incline a personali fantastici viaggi psichedelici. In questo Manas era il suo specchio … forse per questo la Vita glielo aveva messo di fronte?

Molte altre volte era stato investito da ondate di preziose informazioni, dalla fonte naturale e dai suoi amici maestri di vita. Le aveva rispettosamente e devotamente accolte;  ma nonostante tutti i buoni propositi e tentativi di pratica, sembrava che nulla veramente accadesse in lui. Forse un’ influenza astrologica particolarmente condizionante, o il suo ego follemente aggressivo … di fatto restava sempre il solito omino buttato sulla strada come foglia al vento:

Il suo stesso vento mentale !

Salutò ancora gli alberi, ringraziò il luogo, tutti gli esseri visibili ed invisibili che lo avevano ispirato, i suoi amici come sempre venuti in suo soccorso. Voltandosi s’avviò, lasciando dietro di sé nitide impronte  … malinconici vapori dalla mente, cristallizzati al contatto  dell’aria gelida.

Era sempre così : al fine s’infilava le mani in tasca incamminandosi … “povero” umano in spontaneo – involontario contatto con le forze invisibili della Natura; incapace, incredulo, ignorante, d’esserne veramente partecipe?

Rimasticava per giorni, mesi, anni, l’esperienza vissuta; sprecandola in propagandistiche oratorie, difendendola con euforica fanatica enfasi …

Restando pur sempre nelle sue grosse pesanti scarpe, su e giù per quel marciapiede, senza mai veramente far quel salto nell’ignoto a tutti animatamente pubblicizzato.

Mentre i suoi amici e spiriti guida cercavano di invogliarlo a saltare :

“ Saltare … non parlarne !

Quale fosse il suo vero ostacolo, si chiedeva ogni ciclo di ridondante ritorno alla realtà di sé : Era forse un eccesso di forzata, dunque falsa, umiltà, che lo gettava nella degradante umiliazione e conseguente cinico scettico dubbio di essere ?

Profonda ingratitudine, risultato di puro e semplice ignorante, stupido egocentrismo ?

Poi … leggeva di maestri Zen che, ottenuta l’illuminazione, non manifestavano nessun speciale sintomo esteriore. Continuavano le loro “semplici” attività umane, volendo anzi restare ancor più anonimi e invisibili di prima. Non che andassero in giro a far miracoli, volando e sprigionando meraviglie ogni passo … Al contrario, spesso apparendo rudi e incolti … Mentre nel mondo ognuno cercava di esser speciale, di fuoriuscire dall’anonimato.  Nello sforzo costante di acquisire qualche capacità intellettuale, potere soprannaturale o mistica aurea, sperando di migliorarsi, gli uomini perdevano la bellezza di ciò che già erano come esseri umani … naturalmente nati illuminati. La così ricercata illuminazione non era un fatto straordinario : “ L’ignoranza lo era ! “

L’unica differenza tra una persona illuminata e una ignorante di sé, è nella totale consapevolezza, passiva attenzione a ciò che è nel momento presente. Le attività esteriori possono essere le medesime : Un umano è un umano, da dove veniva l’idea che questo non  fosse abbastanza ?

Era dunque questo il caso di Kesava ? Per questo esteriormente restava così grezzo e socialmente inutile, fuori casta ? La sua stupidità era solo una copertura ?

La teoria era attraente e la mente si lasciava tentare; ma non abbastanza da convincere il suo cuore.  Preferiva restare nel dubbio depressivo, salvandosi almeno da ulteriori illusioni nel credersi un Buddha in incognito !

Il lungo viale alberato che portava alla strada asfaltata, era già ben coperto da un soffice, ancora vergine, strato di neve. Kesava incominciava ad affrettarsi nel ritorno a casa. Nel momentaneo silenzio della mente, dal cuore emerse nuovamente la voce di Sewak Sharan : “ … la chiave è nel respiro … “

Si fermò un attimo … Un grosso cane lupo sbucò dai cespugli correndogli incontro tutto contento … Lo carezzò giocandoci un pochino, mentre di già un ragazzino lo richiamava a sé. Riprese il cammino con il cuore pulsante nel ricordo di Baba (come affettuosamente chiamava Sewak Sharan ): Quanti anni erano passati dal loro incontro durante il viaggio nella Foresta di Basilico ?

Almeno cinque : Quanto era cambiato nel suo cuore ?

Aveva mutato piumaggio esteriore … ma … il cuore …

 

 

107. Orizzonti — La poesia e lo spirito

Camminavamo a grandi passi verso l’epifania di eventi a cui nessuno pensava, ma che noi scorgevamo chiaramente sullo sfondo di un’epoca enigmatica, in cui i valori sembravano confondersi e in cui tutto era messo in discussione; ma non al modo, per dire, di Gesù, che mostrava anche al di là delle contraddizioni umane una vita […]

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